Pensieri vagabondi

Stamattina alla radio ho sentito l’intervista ad una ragazza che da anni ha mollato tutto e vive viaggiando. Parlava di un giro del Sud America solo zaino in spalla, e la scoperta di quanto basti davvero poco per vivere felici.

Nessun concetto particolarmente nuovo, in questi tempi in cui l’ode al “less is more” altro non è che un hashtag da condividere sui social, ma non riesco a non pensarci.

Io l’ho fatto, un viaggio zaino in spalla, ormai 8 anni fa. Tre mesi in giro per la Cina, esplorandola nelle sue viscere, nelle zone rurali, negli alti monti che guardano al Tibet, nelle aree tropicali bagnate dal Mekong. Tra risaie e metropoli. Me la sono girata (quasi) tutta, portando con me pochi vestiti, libri e oggetti di artigianato locale acquistati durante il viaggio. Facendo scorta di esperienze. E posso confermare che è vero, non serve affatto nulla di cui ci circondiamo nella nostra vita occidentale, per stare bene. Ammetto che quando ricevevo aggiornamenti dalle amiche in Italia, che conducevano una vita del tutto simile alla mia di qualche mese prima, ne notavo immediatamente la superficialità.

Eppure oggi sono mamma, ho due bambini che metto al primo posto in ogni mia scelta.

Abbiamo optato per una casa più grande, per dettagli migliori, per soluzioni più comode.

Eppure dentro di me qualcosa non mi lascia soddisfatta totalmente. Il mio spirito tende a ribellarsi a quello che la razionalità mi porta a costruire. So che sto scegliendo soluzioni facili e comode, ma sono convinta che non è di questo che mi voglio nutrire. Non del tutto, per lo meno. Non sono questi i parametri su cui tarare il mio modo di vivere.

Voglio insegnare ai miei figli che non sono gli oggetti (siano essi giochi, libri o piatti di Cars) che li renderanno felici, ma le esperienze, gli incontri, le scoperte, gli imprevisti, che li faranno emozionare davvero. Voglio che sappiano che a casa con le loro comodità stanno benissimo, ma saranno il loro corpo e il loro cuore tutto ciò di cui avranno bisogno per scoprire il mondo e vivere davvero. Che non saranno le foto in posa a ricordare loro i momenti migliori, ma che dietro gli scatti mossi e in cui i loro volti si intravedo di scorcio si nasconderanno i ricordi più belli.

Voglio insegnarlo ai miei figli, ma in primis voglio ricordarlo io. Imprimermelo nella pelle e nelle vene.

Che a volte sento di perdere me stessa in questa corsa al superfluo che è la vita occidentale, che mi ritrovo troppo spesso a pensare e troppo raramente ad agire. Che mi addormento con pensieri aggrovigliati attorno al nulla, quando potrei beatamente chiudere gli occhi pensando a cieli stellati e sorrisi ricevuti.

be free

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