Zingara 

Una zingara.

Ecco come mi sono sempre sentita, e come molti mi definiscono, nel bene e nel male che questo termine porta con sé.

Non riesco a stare ferma, sto bene solo se in movimento.

Indosso mille anelli e orecchini grandi, praticamente da sempre.

Mi piacciono le routine, ma solo se durano per periodi limitati.

Amo stare in compagnia, ma non ho molti legami. Mi piace stare da sola e rendere conto solo a me stessa.

Mi piacciono i dettagli, ma con me durano poco, travolti dal caos che mi porto dietro e che creo ovunque arrivi.

Perennemente alla ricerca di un ordine cosmico nel mio universo personale, vivo nel disordine senza farci troppo caso.

Contraddittoria e indecisa su mille cose, vado avanti per la mia strada convinta che sia già segnata, o forse no, indecisa anche in questo. Eppure credo che gli eventi si evolvano portando tutto dove deve andare.

Sostenitrice del “vivi e lascia vivere”, ma solo se va come dico io.  Generale sotto mentite spoglie.

Faccio la simpatica al primo incontro, ma allontano al secondo. Facciamo al terzo, va. Non sempre, comunque.

Capricorno ascendente leone, gli astrologi dicono sia meglio starmi lontano. E sono convinta non siano gli unici a pensarlo.

Non so perché io scriva tutto ciò, sarà che nonostante tutto mi faccio ridere da sola. E che, nonostante tutto, in questo mio caos ritrovo sempre la mia calma. I miei punti fermi che mi fanno sentire meno zingara.

Le mie radici, che mi hanno regalato lunghi rami con cui andare dove voglio.

La mia casa sull’albero, in cui isolarmi da tutto.

I miei figli, i due punti luce della mia vita. Io che per loro scendo dalle nuvole e mi trasformo ogni giorno in una mamma tigre, di quelle che più tigre non si può.

La mia famiglia d’origine, il faro verso cui mi volto sempre, nelle notti più buie e tempestose, e da cui sono sempre stata libera di allontanarmi, quando il mare é calmo e il vento mi gonfia le vele.

Il mio compagno, di vita, di litigi, di avventure e disavventure, che è sempre in grado di farmi stare in alto, sopra i tetti, sopra i miei sogni, sopra i pensieri banali. Anche quando, da quella casa sull’albero, ci butteremmo giù a vicenda.

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