Di traslochi e declattering

Siamo alle prese con il trasloco.

Io e lui ne abbiamo fatti tanti, assieme e non. Appartamenti affittati per periodi mai più lunghi di un anno, in città diverse e mai scontate. Una valigia da imbarcare in stiva, o far salire su un taxi, qualche scatolone da spedire via nave o via aerea. Niente di più.

Questa volta, invece, è diverso.

E’ il primo vero trasloco come famiglia, quello che stiamo per affrontare.

Lasciamo la casa dove abbiamo vissuto negli ultimi 5 anni, la mia prima casa romana, nella quale sono entrata con il pancione e da cui esco con due bimbi al seguito.

La casa che mi ha visto diventare mamma, che ben due volte mi ha accolto al rientro dall’ospedale, con una carrozzina blu e un fagottino piccolissimo. Stanca e spaesata la prima volta, allegra e sicura di me la seconda. Emozionata, entrambe le volte.

La casa che inizialmente sembrava enorme. Eravamo solo noi due, un materasso a terra in soggiorno, una pizza a domicilio e un film su Sky, che quello c’è stato fin da subito, ancora prima del letto e della cucina.

La casa in cui ora nessuno ha un posto preciso dove dormire, l’importante è riuscire a farlo, a prescindere dalla stanza e dal numero di piedini conficcati tra pancia e schiena.

Non so se mi macherà, questa casa. Ma sono una nostalgica, e in questi giorni le immagini che l’hanno abitata mi scorrono davanti agli occhi come diapositive.

I primi giorni da mamma e papà, le notti insonni, i primi sorrisi del mio bimbo, i suoi primi passi. Le serata passate a ballare, i pomeriggi dopo la scuola, le nostre colazioni lunghe e piene di briciole. La pancia che cresce di nuovo, le tutine rosa, lei che probabilmente questa casa non la ricorderà.

Ed è con queste immagini negli occhi che mi accingo ad affrontare quel viaggio introspettivo nel passato, quell’esperienza mistica e liberatoria che in questi tempi chiamiamo “declattering” e che mia nonna avrebbe chiamato…no, lei non l’avrebbe chiamato, lei è peggio di me e non butta mai niente perché “non si sa mai”.

Trasloco e declattering

Mi ero già data al declattering estremo un paio di anni fa, grazie alla cara Marie Kondo e al suo Il magico potere del riordino. Best seller tutto dedicato al tema, tendente al maniacale ma – reinterpretato in chiave meno psyco – con ottimi spunti pratici per liberarsi del superfluo e avere tutto in ordine e a portata di mano (sul serio, per due mesi  non mi è servito riordinare la casa…poi avrei dovuto ravvivare l’effetto ma mi sono persa).

Questa volta la mia fonte di ispirazione maggiore è stato Solo bagaglio a mano, di Gabriele Romagnoli. Nessun consiglio pratico su come riordinare gli armadi, ma una bella riflessione sulle zavorre che ci portiamo dal nostro passato, sulla sopravvalutata quanto deleteria idea di possesso, sull’importanza di vivere la vita più “leggeri”.

Tutto ciò lo scrivevo sulla mia agenda rosa durante i giorni – deliranti – del trasloco. Ora sto trascrivendo tutto seduta su un nuovo divano, tra valigie e scatoloni ancora da disfare. Rifletto a quante volte abbiamo nominato la parola “troppo” in questi giorni. Troppe cose, troppi ingombri, troppo “troppo”. Riparto da qui, per una nuova riflessione che butterò presto nero su bianco. Io, eterna disordinata che inizia ad amare l’idea del fare ordine e pulizia.

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