Ti conosco da sempre

Un lui e una lei. Non si conoscono, si incontrano ora per la prima volta in un gruppo di amici. Ragazzi che condividono l’euforia di una nuova esperienza all’estero. Per lavoro, o per studio, non lo sappiamo. Sono a Shanghai, o forse a Pechino, neppure questo è molto chiaro. Sono in Cina, comunque. In una di quelle sere miti, preambolo di notti in cui tutto può succedere. Lei ha i capelli scuri, corti, lo smalto verde. E’ timida e un po’ introversa. Ha un sorriso tranquillo, uno sguardo forse enigmatico. Lui è alto, castano, un po’ di barba. Intraprendente e socievole. Sicuro di sé.

Parlano di film, tutti assieme. I classici discorsi in cui si fa sfoggio della proprio cultura spiccia. Ma va bene così, si è fuori tra amici, in una città da scoprire, non ci sono pensieri. Lei non l’ha mai visto, quel film. L’unica ad ammetterlo. Lui la invita a vederlo a casa sua, l’indomani. Una proposta senza malizia. Spontanea. Che lascia subito spazio a una tensione elettrizzante. Ad un’aspettativa per quello che potrebbe accadere.

Innamorati di Peynet

La serata continua, il gruppo si frammenta tra chiacchiere e bicchieri di vino. Si ricompatta ore dopo, quando il cielo inizia ad albeggiare. Un gruppo di amici che fa l’alba sulla Muraglia Cinese. Allora forse si è a Pechino, non a Shanghai. L’ora è quella in cui le chiacchiere si fanno più lente, più intime. Non tanto la stanchezza, ma la complicità che le ore notturne sanno regalare, allenta l’euforia per far spazio ad una tranquillità condivisa.

I due ancora chiacchierano, questa volta più complici. Lei è meno timida, ora. Più disinvolta. E’ di Torino, lui di Milano. Scherzano e si prendono in giro. E’ più facile entrare in sintonia tra connazionali, quando ci si incontra al di fuori del proprio Paese. Le differenze non sembrano mai così grandi, quando attorno a noi nulla ci somiglia.

Passeggiano sulla Grande Muraglia. Quasi fosse una cosa comune, trovarsi in quel luogo e a quell’ora. Seguono il percorso, seguono la curva. Lui rimane un po’ indietro, lei avanza leggermente di più. Quel poco che le permette di svoltare per prima, ritrovandosi in uno spazio più ampio. Terra brulla, arida. Un paesaggio caldo. Il Marocco forse. Voci sussurate.

Lei parlo, rivolgendosi a lui. Consapevole di non essere sentita. “Ti conosco da sempre. Te lo ricordi?”.

L’immagine è quella di una foto ricordo, color seppia. Loro due. In piedi, o forse in ginocchio, uno davanti all’altro. Una piccola cascata d’acqua proveniente dall’alto. I loro volti sono più giovani, rispetto ad ora. Lui ha sempre la barba, ma i capelli più lunghi, raccolti in una coda sopra la nuca. Lei gli tocca i capelli, accarezzandogli la testa.

Poi mi sono svegliata. Un sogno bellissimo, quasi mistico.

Mi sono seduta sul letto, mettendoci un po’ di tempo per iniziare a connettere. Il sapore è ancora dolce. Di calore. Un sogno che ti lascia addosso un piacevole torpore, un sorriso stampato sul volto.

Non so chi fossero quei due. Non so che significato possa avere quel sogno. Ma quell’amore, così intenso, forte, mi ha scaldato l’anima.

racconti e sogni

 

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