Combattere l’ansia da esternazione di pensieri

Non ho mai utilizzato il blog come uno strumento di sfogo. Se lo fatto, l’ho fatto sempre in maniera un po’ implicita. L’idea di esternare completamente i miei pensieri mi mette sempre un po’ d’ansia.
Ma in questi giorni mi sta venendo voglia di farlo. Ho un pensiero che mi gira per la testa da tempo, e sento che è arrivato il momento di metterlo nero su bianco, o forse proprio di condividerlo.

Ho sempre avuto tanta voglia di indipendenza. Ho sempre desiderato allontanarmi dalle mie radici. Merito anche dei miei genitori che mi hanno sempre dato la certezza di averle ben solide.

Avevo 21 anni quando sono partita alla volta di Pechino, non certo compiendo un atto eroico, visto che si trattava di un gruppo ben organizzato dall’università…ma sono stati i miei primi veri 4 mesi lontana da casa, e da tutti i confort che essa comportava.
Una volta rientrata in Italia, decisi che avrei terminato gli ultimi anni di università dividendo una quadrupla in un appartamento di sette persone pur di vivere fuori casa, con i miei ritmi e i miei spazi, senza pesare sui miei genitori. Certo, ogni tanto tornavo da mia madre per una lavatrice e un bucato che odorasse di detersivo e non di umido e fumo di sigaretta, e per stendermi sul divano senza che le briciole mi sommergessero, ma quella è un’altra storia.

Poi è arrivata Shanghai, la volta in cui maggiormente mi sono sentita fiera di me stessa. Da sola, con una valigia azzurra e un biglietto con ritorno aperto. Inizialmente sono stati dieci mesi di fila lontana da casa, senza che la cosa mi pesasse più di tanto. Certo, c’era un po’ di  nostalgia, ma ero finalmente grande, avevo un lavoro vero, la mia vita, una stanza finalmente singola che poi si è trasformata in una matrimoniale.

E quando si è trattato di decidere della nostra vita a due, non c’è stato il minimo dubbio che sarei stata io quella a cambiare città. Io che mi sono sempre vista lontana dai luoghi in cui sono nata e cresciuta. E che non ho mai avuto paura della lontananza dalle persone che amo.

Di fatto, però, la mia destinazione mi ha presentato da subito un pensiero ben diverso da quello a cui ero abituata, rivelandosi la città più mammona che io abbia mai incontrato.

Se fino a quel momento, con le mie amiche, si faceva a gara a chi puntasse il dito più lontano sul mappamondo, improvvisamente tutte le mie nuove conoscenze femminili cercavano casa “vicino a mamma”, andavano “a pranzo da mamma”, facevano “la spesa con mamma”, portavano i figli “da mamma”.

Proprio nel momento in cui più mi sembrava di averne bisogno, realizzavo quanto io fossi lontana dalla mia, di mamma. E ci sono stati momenti in cui ho visto come uno sbaglio l’essermi allontanata dalla mia famiglia, dalle mie radici. Momenti in cui il mio spirito nomade non mi è più sembrato qualcosa di cui andare fiera, e la mia voglia di indipendenza una grande fregatura.

Per fortuna, a volte torno lucida, il confronto con le mie amiche di sempre mi fa rinsavire, e ringrazio di aver sempre scelto di spingermi oltre i miei confini, tanto fisici quanto mentali. E detto tra noi mi sento anche un po’ sfigata per essermi chiusa in certi pensieri. Pensieri che già solo il fatto di aver pubblicato indica che stiano passando.

Siamo sempre un po’ in bilico, noi anime nomadi…ma va bene così.

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