Di morsi, asilo nido e debutti in società

Da settembre mio figlio ha iniziato ad andare all’asilo nido.

Un nido privato, visto che, come tanti, non siamo rientrati nella graduatoria comunale. Un posticino davvero carino, aperto da poco, pulito e ben curato. Rapporto insegnante-bambino 1:3, essendo le maestre due e i bambini, per ora, solo sei o sette, a seconda dei giorni. Cosa ancora più importante, le maestre mi sono piaciute dal primo impatto; mi hanno ispirato subito fiducia, sia per la competenza con cui parlano a noi genitori, sia per l’atteggiamento che tengono con i bambini. E mi basta vedere il sorriso di mio figlio quando lo vado a prendere, la sua poca voglia di tornare a casa, il suo volermi mostrare tutti i giochi che ha usato durante la mattina, per farmi capire che la mia fiducia è ben riposta.

La settimana scorsa, però, è accaduto un episodio che per un attimo ha messo in crisi le mie certezze. Tra le mamme, infatti, si è diffusa la voce che uno dei bambini fosse stato morso, per la quarta volta, da un altro bimbo, sempre lo stesso. Un morso, questa volta, che l’ha lasciato addirittura in carne viva. Ciò che ha infastidito maggiormente le mamme, è stato il fatto che le maestre abbiano informato solo le mamme dei protagonisti dell’episodio, minimizzando tra l’altro l’importanza dell’accaduto.

Ne è uscita una polemica, anzi una vera e propria bufera, in merito alla sicurezza dell’ambiente, all’affidabilità delle maestre che non sono riuscite a prevenire questi episodi, e addirittura una messa in discussione della fiducia riposta nei loro confronti.

Nonostante abbia vissuto il tutto un po’ dal di fuori perché mio figlio in quei giorni aveva la febbre e quindi non avevo contatti diretti con l’ambiente nido, devo ammettere che, dopo una lunga serie di telefonate, tutta questa ansia e negatività aveva contagiato anche me, finendo per pensare che il bambino autore dei vari morsi dovesse essere allontanato, o per lo meno controllato a vista dalle maestre. Quando però si è arrivati a lamentele  relative al fatto che non erano stati riferiti ai genitori determinati episodi di pianti e litigi tra bambini, e a deliri in merito a figli traumatizzati tanto da svegliarsi la notte, sono rinsavita, mi sono fatta delle domande e mi sono data delle risposte, giungendo alla conclusione che:

1) un bambino di neanche due anni, che morde i suoi coetanei, dubito possa nascondere della cattiveria in questi gesti. Probabilmente, come dicono anche le maestre, manifesta semplicemente le sue emozioni con i mezzi che possiede, tirando fuori gli istinti innati dell’uomo, che vengono controllatoti solo quando si impara a stare in società. Il nido, in quando primo passo verso una vita in società, serve proprio a imparare a controllare questi istinti. Allontanare il bambino, servirebbe solo a renderlo un outsider già a due anni. Per cui, cerchiamo di non vedere mostri dove non ci sono e, soprattutto, non riempiamo la testa dei nostri figli di paure e pregiudizi già da quest’età.

2)Nel momento in cui affido mio figlio alla società, devo accettare che la società stessa lasci un’impronta su di lui, nonostante possa essere diversa dalla mia. Anzi, è proprio perché voglio che venga in contatto con un insieme eterogeneo di idee e atteggiamenti – libero dalle ali iper protettive di mamma chioccia – che sostengo fortemente l’esperienza del nido. Io, da mamma, ho il compito di scegliere al meglio le persone a cui affidarlo. Dopo di che, devo fidarmi di loro. Penso che le maestre sappiano dare la giusta importanza ai singoli episodi di pianto, forse anche con maggiore imparzialità di noi mamme, e che sappiano quando è il caso di riferirli ai genitori e quando invece è il caso di minimizzare.

Quindi, nonostante tutto l’accaduto, io continuerò a mandare mio figlio al nido col sorriso, convinta che le maestre sappiano fare il loro lavoro di educatrici, e lasciando che, con le loro competenze, aiutino noi genitori nel nostro grande e difficile compito di far crescere al meglio i nostri figli.

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