Il tempo delle mele (cit.)

Metti la città più bella al mondo, o una delle più belle.

Metti delle amiche, che non si vedono da circa un anno, alcune anche da tre. Vivono un po’ sparse ovunque, spinte dall’irrequietezza della loro continua curiosità.

Metti un fidanzato e un figlio, che solo a pensarli mi riempio d’amore.

Metti una mamma, che finalmente riesce a far incontrare i suoi due mondi, quello del “prima” e quello presente. E ci riesce in una bellissima giornata di sole, davanti a degli spritz bianchi con l’oliva, e un cappuccino, perché è pur sempre ancora mattina, e in una pancia seduta al tavolo c’è un fagiolino che inizia a crescere. Aggiungi un pranzo di pesce, persi nel labirinto di calli, in cui dopo tanta assenza mi ritrovo a perdere l’orientamento. Un pranzo di quelli belli e buoni, per la pancia e per lo spirito. Un pranzo contornato da tante chiacchiere qualsiasi, normali ma mai banali, quelle con le amiche che scopri di non aver mai perso, quelle che mancano nella quotidianità.

Mi piacciono le mie amiche. Mi piacciono perché sanno essere così normali nella loro diversità. Mi piacciono perché le ho conosciute già grande, e le nostre strade si sono divise dopo pochi anni. Ma in loro c’è qualcosa che le rende insostituibili.

E sono fiera di farle incontrare al mio Lui, quello grande. Che mi ha conosciuta in un contesto totalmente diverso dalla quotidianità che un tempo vivevo. E ci sono lati di me che non ha visto, anche se sa che esistono. E io sono sempre desiderosa di farglieli conoscere, perché solo così riesco a essere un continuo di me stessa. E questa volta, almeno per qualche ora, ci siamo riusciti, a vivere assieme quell’atmosfera che ci tenevo scoprisse anche lui. Quell’atmosfera di chiacchiere e vino, di una città fuori dal tempo e senza confini, di un’isola del nord che potrebbe essere di un qualsiasi sud.

Vorrei ci fossero più spesso momenti come questo, momenti in cui torno  me stessa davvero. Perché non è la maternità che mi ha spiazzata, ma la lontananza fisica e mentale dalle mie origini. Questa volta mi è sembrato di ricomporre il puzzle, ricostruire il quadro completo di quella che sono. “Sei più bella in questi giorni”, mi ha detto. E non ci poteva essere complimento più bello, parole che dimostrano il conoscermi, l’avermi capita. Io che a volte vivo nella paura di venir sradicata, ho bisogno di sapere che questa comprensione c’è.

E il giorno prima, c’è stato un altro pranzo, diverso ma altrettanto bello. Lui non c’era, purtroppo. C’era quello piccolo, ma è crollato tra le mie braccia cullato dalle chiacchiere di cui era circondato. A casa mia, dei miei, con la mia famiglia e una delle mie più care amiche. Conosciuta i primi giorni dell’università, mi si è avvicinata a fine lezione in quell’aula troppo piccola, dicendomi “se vuoi la prossima volta ti tendo il posto, visto che sei sempre seduta a terra”. E abbiamo condiviso sedie, appunti, viaggi, feste, pianti. Questa volta, con lei, c’era il suo ragazzo inglese. Erano atterrati da Londra solo due ore prima. Bello vederla felice dopo tanto. Bello anche in questo caso, vedere che l’amicizia resta. Invariata.

Questo è stato il mio week end. Un week end intenso e pieno di emozioni. Come ogni volta, tornare dai miei mi spiazza. Ogni volta le diverse me stessa si scontrano non sapendo quale sia quella giusta. A volte non sapendo quale sia il mio vero posto nel mondo. Ma questo ritorno, più di altri, mi è servito tanto. Vedere che ognuna delle mie amiche ha preso strade, simili o diversa dalla mia, non importa. Sono comunque strade, che portano in posti diversi da quello da cui siamo partite. Sapere che anche quello che mi sembra di lasciare evolve, cambia, mi da la spinta per continuare a percorrere la mia, di strada. Senza guardare indietro, come troppo spesso faccio. Mi spinge a continuare a evolvere, senza mai tradire me stessa.

E mai come questa volta, pur non volendo che quei giorni terminassero, avevo il desiderio di tornare a casa. Di riprendere in mano la mia vita che molto spesso trascino in una routine troppo lenta e troppo accomodante. Di tornare a riempirmi di stimoli, quelli che mi hanno sempre dato l’entusiasmo quotidiano, che mi fanno sentire viva.

Voglio tornare a nutrirmi di libri, di mostre, di cose belle. Voglio alimentare l’amore che mi circonda.

Sento di aver rafforzato le mie radici, e di essere pronta per crescere di nuovo.

4 comments

  1. Oh, che bel post. Mi ha trasmesso un grande senso di felicità e un po’ di malinconia anche. Temo sia sempre colpa di lei, della amata/odiata distanza.
    Venezia è un sogno e viverla come hai fatto tu la rende ancora più magica.
    Che bei sorrisi tu e la tua amica!!

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  2. Nel mio caso la distanza, pur non essendo molta, mi fa soffrire ma so che è anche necessaria per farmi apprezzare davvero ciò che ho dall’altra parte! Anime in pena che non siamo altro! Venezia occupa un gran posto nel mio cuore! Grazie cara!

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