Teaching English…ma chi io?!

Se esistesse una laurea in “stagistologia applicata”, a me probabilmente conferirebbero quella “ad honorem”.

Di stage ne ho fatti di ogni tipo e in ogni dove, ovviamente tutti gratuiti. (E per questo, in famiglia, vengo sfottuta parecchio).
C’è stato lo stage al call center delle Ferrovie dello Stato (totalmente inutile), lo stage in un’agenzia di viaggi vicino casa (molto utile perché ho avuto un sacco di tempo per fare i quiz per la patente…superando l’esame di teoria con zero errori), poi come ultimo, lo stage per la società di consulenza a Shanghai (e qui, per la serie “chi la dura la vince”
sono stata finalmente degnata di (udite udite) un contratto di lavoro…sarà mica eccessivo?!).
Prima di questo c’erano stati ovviamente anche altri stage, alcuni credo di averli addirittura dimenticati.
Tramite l’università ne ho fatto uno che prevedeva l’affiancamento degli alunni cinesi nelle scuole superiori, in modo da aiutarli a superare il gap linguistico e culturale tra loro e i compagni italiani. Non si trattava di uno stage obbligatorio, l’avevo cercato io spontaneamente, in nome dell’ambito “fare curriculum”, oltre che per cercare di indirizzarmi verso qualche lavoro che mi potesse interessare.
Risultato: avevo dedotto che no, l’insegnamento non faceva per me. Mi ci ero dedicata con passione, ma ritrovarmi davanti a degli adolescenti per nulla collaborativi, che a casa non studiavano e non mostravano il minimo segno di interesse a qualsiasi attività scolastica, mi demoralizzava.  Oltretutto, io volevo continuare a imparare, andare avanti, non fermarmi ad insegnare. All’epoca pensavo che non aveva senso sbattersi a studiare tanto per far fruttare le proprie conoscenze semplicemente insegnandole ad altri. Quindi mi ero detta che nella vita avrei fatto tutt’altro che l’insegnante. E mi sono buttata su un altro tipo di esperienze.
Qualche esperienza e un figlio dopo, le mie esigenze sono cambiate.
La volontà di muovermi, di crescere, e di arricchirsi rimane, ma le necessità e le possibilità sono diverse. Ora ho più bisogno di fermarmi, di lasciarmi più tempo libero, di gestire i miei orari in maniera diversa. E ho lasciato che il mio percorso seguisse un tracciato diverso da quello che avevo pensato. E indovinate cosa mi sono ritrovata a fare?! L’insegnante, appunto.

Tutto è cominciato con la conoscenza di una cara persona, Maria Laura. Lei è argentina, di Buenos Aires, e ora vive a Roma. Lavora grazie a tutto quello che di bello riesce a fare con la sua voce e la sua musica. Io l’ho conosciuta quando mi sono iscritta con mio figlio di appena un mese al suo corso di musicoterapia per bambini da 0 a 12 mesi. Un corso bellissimo e interessante, che ha affascinato mio figlio ogni mese di più, tanto che ora siamo increduli nel vedere quanto gli piaccia tutta la musica in generale.

Tra una chiacchiera e l’altra, Maria Laura mi ha proposto di collaborare con la sua associazione culturale, tenendo dei corsi di inglese per bambini. La cosa assurda è che, proprio qualche mese prima, pensavo che se solo avessi avuto uno spazio a disposizione, mi sarebbe piaciuto far partire dei corsi di lingue per piccoli. E’ più forte di me, io ho bisogno di parlare usando qualche lingua straniera, anche facendo figuracce, ma devo farlo! Mi diverte e mi fa sentire libera…e in questo lungo periodo italiano sono in astinenza. Così mi sono lanciata in questa nuova avventura, senza pensarci troppo su!
E la cosa più bella è che mi sto rendendo conto che insegnare non vuol dire solamente fermarsi per condividere con altri le proprie conoscenze, ma è molto di più. E’ approfondire la materia che si insegna, perfezionarsi, oltre che imparare a relazionarsi con età diverse, studiare “come fare”, è mettersi in gioco sotto più punti di vista. E soprattutto, è rendersi conto di sentirsi utili.

Ho scoperto che esiste un mondo vastissimo dietro all’insegnamento, fatto di tecniche e metodi che mi stanno affascinando.

Consapevole di avere molto e molto da imparare, nel frattempo ricorro a youtube, per giochi e canzoni che di sicuro userò anche con mio figlio, quando sarà il momento!

Ecco come abbiamo imparato a contare durante le ultime lezioni!

Le piccole pesti hanno cantato più volte, ripetendo così serie di numeri che altrimenti sarebbero risultate noiose…e alla fine, caramelle per tutti!!! L’unico effetto collaterale è che potreste trovarvi a canticchiare il ritornello nei momenti più impensabili della giornata!

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