E’ sempre l’ora di viaggiare

Siamo stati a Londra per il compleanno di papà.

Primo viaggio in aereo per il lui piccolo. Primo viaggio da genitori per noi.

Ero un po’ agitata, devo dire la verità, ma alla fine è andata.

Ho capito cosa significa stare dall’altra parte, ovvero nei panni di quei mostri che portano bambini urlanti sull’aereo, che potrebbero stare a casa loro e invece decidono di viaggiare con prole al seguito…che gente!

Fortunatamente gli altri passeggeri non ci hanno odiato più di tanto, anche se già ai controlli di sicurezza immaginavo il fumetto sulle loro teste “che palle speriamo che questi non siano con noi”.
Abbiamo addirittura trovato chi ha chiesto di sedersi sul sedile accanto ai nostri.
E solo in quel momento ho realizzato che, effettivamente, non era ancora libero perché ci avevo appoggiato la borsa.

Viaggiare con un neonato non è certo come viaggiare da soli.

Non esci la mattina dall’hotel sapendo che camminerai instancabilmente tutto il giorno e che deciderai momento per momento dove andare e cosa vedere.
Non sei libero di fermarti dove vuoi e quando vuoi.
Non puoi fermarti a farti una birretta, e poi una cena romantica, e poi un’altra birretta, e poi chissà.

Ci sono le pause allattamento, le pause pannolino (a conferma che i bagni del Mc Donalds sono sempre la soluzione migliore, ad ogni età e in ogni dove), i pianti che scoppiano proprio quando stavi entrando in quel negozietto che da fuori sembrava tanto carino, o quando ti portano al tavolo quella combinazione di hummus&cruditè che stavi tanto aspettando.

Ma devo dire che il piccolino è stato bravo. Chissà se si sia reso conto di essere in un posto nuovo e lontano da casa.

Io di sicuro ho approfittato per godermi tutto ciò che mi mancava dello stare all’estero:

– colazione da Starbucks + vetrina con vista che fa tanto Fabio Volo;

– cucine da tutto il mondo quali parte integrante della vita quotidiana, lontani da slogan tipo “più polenta meno cous cous” come é accaduto qui da noi;

– massaggio cinese accompagnato da dialogo in lingua con la massaggiatrice (mi sono accorta che succede solo in Italia che i cinesi fingano di non capirti quando parli la loro lingua);

– quell’aria di internazionalità che qui proprio non trovo, nonostante le ondate di turisti che ogni giorno visitano il Colosseo.

Qualche cosa di casa però questa volta mi è anche mancata:

– il cielo azzurro, come a fine maggio dovrebbe essere;

– il cornetto e il capuccino, quelli veri;

– la frutta e la verdura, quelle che si comprano con la buccia e ancora un po’ sporche di terra, non in vasetto, già affettate, e tanto carinamente quanto malsanamente esposte nel banco frigo del supermercato.

E questa volta sono stata contenta di tornare, convinta come sempre che viaggiare sia la cosa più bella che si possa fare nella vita.

2 comments

  1. Viaggiare con pargoli e' diverso. Quando sarà più grande vi divertirete molto e ti farà vedere tutto anche con uno sguardo nuovo, il suo. Poi però ogni tanto ci si dovrebbe sempre concedere una vacanzina nano free!!

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